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Se il boicottaggio si squaglia come un gelato Ben & Jerry’s

Mitchell Bard

Le relazioni globali di Israele continuano a fiorire, in totale contrasto con gli sforzi BDS che vorrebbero trasformare lo stato ebraico in un paria internazionale. (di Mitchell Bard)
Il movimento BDS ha cantato vittoria quando la scorsa estate il consiglio di amministrazione di Ben & Jerry’s ha deciso di interrompere la vendita dei suoi gelati in Cisgiordania. Ma più che altro, per il movimento pro-boicottaggio si è trattato di un disastro che ha svelato ancora una volta che il vero obiettivo del BDS è la distruzione di Israele e che il BDS non contribuisce in nulla alla pace né al benessere dei palestinesi, e ha generato una controreazione che ha solo rafforzato gli avversari del boicottaggio. Non bastasse il disastro politico e mediatico, c’è il dato di fatto che le relazioni internazionali di Israele continuano a fiorire, in totale contrasto con l’agenda BDS che vorrebbe trasformare Israele in una sorta di paria internazionale.


Circa la controreazione, basta ricordare che negli Stati Uniti 50 governatori (e il sindaco di Washington, DC) hanno firmato una lettera in cui respingono “gli sforzi volti a demonizzare e delegittimare Israele”, e 35 stati hanno adottato leggi, ordinanze o risoluzioni tese a contrastare i boicottaggi di Israele. Dopo l’annuncio di Ben & Jerry’s, Arizona, Florida, Illinois, New Jersey, New York e Texas hanno inserito la società madre Unilever nell’elenco delle società a cui è impedito ricevere investimenti (il Texas ha messo nella lista anche la stessa Ben & Jerry’s). Diversi stati hanno già disinvestito da Unilever. Israele non è crollato sotto il boicottaggio Ben & Jerry’s, e i palestinesi non hanno tratto nessun vantaggio del fatto che gli ebrei nei Territori fossero privati del gelato Ben & Jerry’s. Quello che è successo, invece, è che l’azienda ha ricevuto una bordata di pubblicità negativa e si è alienata consumatori israeliani e filo-israeliani.

Visitatori nel padiglione israeliano all’Expo Dubai 2020

Senza perdere troppo tempo a discutere l’artificiosa analogia col boicottaggio del Sud Africa, basta ricordare che in quel caso la pressione poté funzionare perché era diretta contro un regime non rappresentativo, vituperato a livello globale. Israele è una solida democrazia che non scomparirà per via di qualche campagna di pressione economica o politica. A riprova, si consideri lo storico fallimento del boicottaggio decretato da 76 anni della Lega Araba, che tecnicamente è ancora in vigore ma che è crollato già da molto tempo con i trattati di pace firmati da Egitto e Giordania. E quelli erano trattati di pace freddi, a differenza dei recenti Accordi di Abramo che non solo hanno portato alla normalizzazione delle relazioni, ma anche a una marea di attività di cooperazione e a un’esplosione degli scambi commerciali tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. A quanto risulta, altri paesi potrebbero unirsi fra non molto al campo della pace e delle buone relazioni, demolendo ulteriormente la strategia BDS di isolare Israele.
Nonostante il chiassoso sostegno al movimento BDS da parte di una certa sinistra in Europa, i governi europei continuano a firmare contratti (anche militari) e ad espandere il commercio e altre forme di cooperazione con Israele. In Francia, promuovere il boicottaggio di Israele è illegale. Il Regno Unito, una delle roccaforti del movimento per il boicottaggio, intrattiene legami con Israele più stretti che mai. A novembre, ad esempio, i due paesi hanno firmato un memorandum d’intesa decennale per approfondire i legami su questioni come la sicurezza informatica, lo sviluppo tecnologico, la difesa, il commercio e la scienza.
Anche governi che fino a poco fa sono stati ostili verso Israele non supportano il BDS. Lo scorso ottobre la ministra degli esteri svedese è stata il primo alto rappresentante di quel a visitare Israele dopo il 2014 (anno in cui la Svezia ha riconosciuto la “Palestina” come Stato senza attendere un accordo definitivo fra palestinesi e Israele). Prima di sbarcare in Israele la ministra aveva affermato che la Svezia vuole “più cooperazione con Israele, non meno” e che Stoccolma non sostiene il boicottaggio di Israele. Uno dei governi tradizionalmente più critici nei confronti di Israele, e con politici che sostengono il boicottaggio, è quello d’Irlanda. Intanto però, nel 2021 le esportazioni di Israele in Irlanda sono aumentate del 517%.

Manifestazione BDS a Roma. Imperterriti, gli odiatori continuano a usare ogni possibile mezzo per delegittimare Israele

Ancora più eloquenti, e imbarazzanti per il BDS, sono le relazioni in corso tra Israele e i palestinesi in Cisgiordania. Ben & Jerry’s e altri sostenitori del BDS che stanno a migliaia di chilometri di distanza non subiscono conseguenze delle loro prediche ai palestinesi su cosa è meglio per loro, per cui non sorprende che i palestinesi semplicemente li ignorino. Più di 100.000 palestinesi sono ben lieti di avere un lavoro in Israele e circa 30.000 di loro non si fanno problemi a lavorare proprio in quegli insediamenti che vengono descritti come il peggiore “ostacolo alla pace”. Non basta. I dati più recenti pubblicati dal Palestine Central Bureau of Statistics (ottobre 2021) indicano che le esportazioni di beni e prodotti palestinesi in Israele ammontavano a 132,9 milioni di dollari, con un aumento del 19% rispetto al mese precedente. In quel mese di ottobre i palestinesi hanno importato beni e servizi da Israele per un valore di 624,7 milioni di dollari, pari a un aumento del 22%. Nel 2020 le importazioni palestinesi da Israele erano state di 2,77 miliardi di dollari e le esportazioni di 955 milioni di dollari.
Complessivamente, le esportazioni israeliane in tutto il mondo hanno raggiunto il record di 140 miliardi di dollari nell’anno della pandemia 2021.
L’odio fanatico verso gli ebrei non viene mitigato dal fallimento: imperterriti, gli antisemiti continuano a usare ogni possibile mezzo per cercare di delegittimare Israele. E particolarmente specializzate nella demonizzazione di Israele sono le Nazioni Unite, la cui recente decisione di creare un’indagine a tempo indeterminato su Israele (e solo su Israele) è un esempio di come gli antisemiti continuino a trovare motivi di incoraggiamento. La campagna BDS promossa dalle celebrità male informate di Ben & Jerry, da studenti e docenti ignoranti, così come da alcuni ebrei che si comportano da “utili idioti”, non è che un’ennesima manifestazione di odio pregiudiziale anti-ebraico e la prova che, nonostante tutte le smentite e tutti gli sforzi investiti per combatterlo, l’antico flagello rimane inestirpabile.
(Da: jns.org, 19.1.22)

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