Quando si inizia un progetto, qualsiasi esso sia, è necessario redigere un piano operativo con cui vengono valutati i pro e i contro per evitare sorprese.
Gli italiani partecipanti alla flotilla per Gaza con lo scopo di forza il blocco navale, non rischiano solo per il sicuro ed inevitabile intervento di IDF, rischiano anche un procedimento penale in Italia in base al dettato dell’art. 244 del Codice Penale “Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra.
Il 244 è chiaro “ Chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo. Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni”.
Le considerazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a proposito della flotilla sono condivisibili perché le conseguenze del blocco navale non sono calcolabili a priori.
Difficile che l’Italia entri in guerra con Israele ma il reato resta e l’azione penale è obbligatoria.
Cosa farà la Magistratura ?
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