Alla pubblicazione di “Grandi” di Sicilia!, sono stato benevolmente “ripreso” per aver trascurato un grande dell’antichità!
Per la verità, intenzione del post voleva essere il ricordare, ad alcuni, ovvero il far conoscere, ad altri, come la Sicilia abbia avuto, nella sua storia, figure che le hanno dato lustro e le hanno portato onore e rispetto, … molto più di quanto non ne abbiamo ricevuto! Nello stesso tempo, voleva evidenziare come una grande mediocrità sia il fattore che accomuna, oggi, molti di coloro che … si sentono “grandi”!
Il tutto, giusto con brevi cenni su pochissimi personaggi ritenuti esemplificativi.
Ma per un (troppo ambizioso, forse!) “… blog sulla memoria siciliana …” che riterrebbe di aver conseguito “un successo se aiutasse a diffondere la memoria storica di eventi che hanno coinvolto Sicilia e siciliani; a tenere viva l’attenzione su fatti di cui troppo spesso ci si dimentica o sui quali ci si intorpidisce”, devo riconoscere che il richiamo … era dovuto!
Su Euno si sono cimentate persone molto meglio attrezzate di me, che volessero o meno richiamare principi indipendentisti, o quant’altro. Non potrò dire niente di nuovo, quindi! Anzi, certamente sarò in grado di darne solo brevissimi cenni, giusto per il piacere di … ricordare, ad alcuni, far conoscere, ad altri, … anche quest’altra, affascinante figura! Di mio, mi limiterò solo a brevi considerazioni finali, … invero assai banali e scontate!
Uno dei granai di Roma, al tempo l’isola era caratterizzata da grandi latifondi in cui veniva impiegata manodopera in condizioni di schiavitù e non erano insolite rivolte da parte degli schiavi.
La più importante fu la cosiddetta prima guerra servile, che ebbe inizio nel 136 a.C.. Messosi a capo, inizialmente, di poche centinaia di altri schiavi, Euno guidò la rivolta e fu acclamato re col nome di Antioco, assai diffuso nella sua terra d’origine, la Siria.
A lui si unì Cleone, che aveva guidato la rivolta di altre migliaia di schiavi, nell’agrigentino. Insieme, diedero vita ad un esercito che arrivò a contare duecentomila uomini e fu in grado di resistere e di sconfiggere a più riprese l’esercito romano, … fino alla discesa, nel 132 a.C., delle legioni del console Publio Rupilio! Ventimila cittadini furono trucidati nella sola Enna, in una delle più grandi stragi che la Sicilia abbia conosciuto!
Euno fu catturato e rinchiuso nelle carceri di Morgantina, dove morì in prigionia!
Nel castello di Lombardia, ad Enna, una lapide apposta nel 1960 riporta: “duemila anni prima che Abramo Lincoln liberasse l’infelice turba dei negri l’umile schiavo Euno da questa sicana fortezza arditamente lanciava il grido di libertà per i compagni suoi il diritto affermando di ogni uomo a nascere libero ed anche a liberamente morire”!
Mi piace pensare che, nonostante la tragica vittoria, Publio Rupilio dovette riconoscere, almeno in parte, le ragioni per le quali un intero popolo si era ribellato! Egli diede il via, infatti, ad una profonda riforma amministrativa della Sicilia: non essendovi mai stato uno stato siciliano unitario ma, di fatto, singole città-stato, con la promulgazione della lex rupilia se ne fissava, per ciascuna, lo stato giuridico in base ai pregressi rapporti con Roma. Messina, Taormina e Noto, che avevano stipulato trattati bilaterali, furono dichiarate formalmente libere ed indipendenti, con proprie istituzioni e proprie leggi, senza essere soggette a tributi e tasse. Segesta, Salemi, Tusa, Centuripe e Palermo furono invece dichiarate libere ed indipendenti per unilaterale atto di Roma.
La gran parte delle città furono dichiarate soggette alla decima, essendosi sottomesse a Roma solo dopo iniziale resistenza. Altre sei città, che erano state conquistate con la forza, videro confiscato il loro patrimonio ed i terreni agricoli adatti alla coltivazione o al pascolo diventarono territorio dello stato di Roma che, con asta pubblica, lo dava in affitto.
Per il nostro modo di vedere e di pensare, moderno, democratico e liberale, una impostazione del genere non ci sembrerà magari niente di che, ma ritengo che, allora, dovette essere qualcosa di importante ed innovativo, se non proprio di straordinario.
Alcune considerazioni!
Innanzitutto, la Sicilia ed i siciliani hanno avuto, nel passato, una grande determinazione nel ribellarsi ad ogni sorta di oppressione o di sottomissione. E ciò non vale solo per Euno, o Cleone, o Ducezio, o per coloro che capeggiarono la rivoluzione del Vespro, ma anche e soprattutto per le migliaia e migliaia che combatterono e morirono! E non può certamente dirsi che gli oppressori del passato fossero poco cruenti …!
Ancora, … forse è servito, talora, ribellarsi! Anche solo ad essere maggiormente rispettati e considerati! Ogni tanto, … uscire le unghie … serve …!
Infine … e purtroppo, … ho l’impressione che i Siciliani abbiamo perduto la capacità di … uscire le unghie …! E non significa necessariamente combattere con le armi, guerreggiare o morire, … si combatte altrettanto bene … con la parola, se lo si vuole, … e con la determinazione con la quale la parola viene proferita! E questa determinazione e questa parola dovremmo innanzitutto averle verso noi stessi … e verso quei falsi grandi che oggi credono di rappresentarci!
Ma temo che, più che felini, i siciliani stiamo diventando come tante pecore, … capaci solo di belare …!
Sikeloi

