Nel contesto della scuola pubblica italiana, il ruolo del Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) è spesso raccontato e rappresentato come una figura apicale, altamente qualificata, strategica per il funzionamento degli istituti scolastici. Con la riforma dei profili professionali nel pubblico impiego e il passaggio alla nuova area dei “Funzionari e dell’elevata qualificazione”, ci si sarebbe aspettati un riconoscimento reale — sia in termini economici che professionali — di questo incarico. Tuttavia, la realtà racconta una storia diversa: quella di un ruolo gravato da responsabilità enormi, mansioni complesse e pressioni costanti, a fronte di una retribuzione che rasenta l’assurdo, spesso inferiore persino a quella di un assistente amministrativo di un’agenzia fiscale come le Dogane.
Un Ruolo Strategico nella Scuola
Il DSGA non è un semplice impiegato amministrativo: è il responsabile della gestione contabile e amministrativa di un’istituzione scolastica. Coordina il personale ATA, redige il programma annuale e il conto consuntivo, gestisce i contratti, segue le gare d’appalto, supporta il dirigente scolastico in tutti gli aspetti organizzativi e amministrativi. In pratica, è il motore gestionale della scuola. Una funzione che richiede competenze trasversali — dal diritto amministrativo alla contabilità pubblica, dalla gestione del personale alla normativa sugli appalti. Con il nuovo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) e la riforma degli ordinamenti professionali, il DSGA è stato formalmente ricollocato nell’area dei funzionari. Un passaggio che, sulla carta, avrebbe dovuto garantire maggiore dignità al ruolo. Ma nella realtà dei fatti, si è rivelato un “specchietto per le allodole”.
Elevata Qualificazione… Sulla Carta
La definizione stessa dell’area dei “Funzionari e dell’Elevata Qualificazione” suggerisce un riconoscimento importante. Ma la contraddizione esplode quando si analizzano le tabelle retributive. Il DSGA percepisce una retribuzione netta spesso inferiore a quella di figure con minori responsabilità e carichi lavorativi — come un assistente amministrativo delle Agenzie Fiscali, ad esempio, che può contare su indennità, progressioni economiche più favorevoli, benefit e carichi gestionali molto più contenuti. Eppure, il DSGA è chiamato a rispondere giuridicamente di atti contabili, a garantire la regolarità amministrativa delle attività scolastiche, a gestire milioni di euro di fondi PNRR, PON, FESR, ad affrontare continue emergenze operative legate alla carenza di personale, e a rispondere di tutto ciò davanti a Corte dei Conti e organi ispettivi. In sintesi: tutte le responsabilità di un dirigente, senza l’autonomia gestionale e senza la retribuzione adeguata.
Una Professione a Rischio di Estinzione?
La disparità tra responsabilità e retribuzione sta avendo un effetto concreto: il ruolo del DSGA è sempre meno attrattivo. I concorsi banditi registrano un numero sempre più basso di candidati, e molti vincitori, una volta toccata con mano la realtà del lavoro, rinunciano o chiedono il trasferimento. Le reggenze — ovvero le scuole senza DSGA titolare — sono ormai la norma in molte regioni. Il rischio è quello di svuotare di competenze strategiche la gestione scolastica, con gravi ricadute sulla qualità del servizio educativo e sull’efficienza dell’intero sistema.
Il destino amaro di una professione
Il caso del DSGA è emblematico di una più ampia crisi del pubblico impiego: funzioni strategiche affidate a professionisti qualificati ma mal retribuiti, con carichi di lavoro e responsabilità sproporzionati. L’area dei “Funzionari e dell’Elevata Qualificazione”, così come strutturata oggi, rischia di essere una scatola vuota, un’illusione formale priva di contenuto sostanziale. Se non si interverrà seriamente — con una revisione delle tabelle retributive, il riconoscimento di indennità specifiche, e una valorizzazione reale del ruolo — il DSGA rischia di diventare l’ennesimo esempio di professione “eroica”, ma destinata all’abbandono. Uno specchietto per le allodole che, come spesso accade nella pubblica amministrazione, finisce per penalizzare i più competenti e motivati.
(immagine Edunews24)
