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L'Associazione Il Vessilo del Vespro a Castiglione: presidente, rifletta sulle sue parole …

  Egregio Signor Presidente,

Le scrivo, questa lettera aperta, in qualità di Presidente dell’Associazione culturale “ Il Vessillo del Vespro” nata il 10 Maggio 2010 tra le cui finalità figurano lo studio e la difesa dei valori e dei principi dello Statuto Speciale di Autonomia della Regione Siciliana.

La motivazione per cui Le scrivo riguarda l’articolo pubblicato sul quotidiano “ La Sicilia “ del 29 Luglio 2011 a pagina 5, dove ho letto una Sua dichiarazione, in risposta all’On. Speziale sulla abolizione delle province, che riporto integralmente: “ Ricordo a Speziale che la Costituzione Italiana, che fino a prova contraria vige anche in Sicilia, non consente alla Regione di sopprimere le province, poiché la Repubblica Italiana, come recita l’art. 5 è una ed indivisibile e le province come dice l’art. 114, sono elementi costitutivi della repubblica “.

 Leggendo la Sua dichiarazione la prima riflessione che mi è venuta in mente è la seguente: ma se le province sono elementi costitutivi della Repubblica mi spiega per quale motivo nel 1948, o subito dopo, la Repubblica non le ha istituite in Sicilia, riconfermandole, considerato, tra l’altro, che già esistevano?

Dopo ben trentotto anni di proroghe, nel 1986, la Regione Siciliana le ha istituite con legge ordinaria, chiamandole “ Province Regionali”. Mi chiedo e Le chiedo quale motivo vieta alla Regione, che le ha istituite, visto che non stiano parlando di legge costituzionale il cui iter è più complesso, legiferare per abolirle?

Lo Statuto Speciale di Autonomia della Regione Siciliana, che Lei conosce benissimo, ma fa finta di ignorare, è  l’art 116 della Costituzione Italiana.

 Nato il 15 maggio 1946, periodo monarchico, successivamente è stato inserito con legge costituzionale26 febbraio 1948, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 58 del 9 marzo 1948),  nella Costituzione Italiana.

 Per tale motivo, mi permetto di ricordare che la Regione Siciliana non è stata istituita dalla Repubblica, bensì riconosciuta, si scrive con l’aggettivo “siciliana”, ha un Parlamento, una Gazzetta Ufficiale della Regione e una Banca, il Banco di Sicilia, che può “ emettere la moneta”, mentre le altre regioni sono state istituite dalla Repubblica, si scrivono con il sostantivo, hanno un Consiglio Regionale e un Bollettino Ufficiale della Regione.

 La Sua frase “ . . . che la Costituzione Italiana che fino a prova contraria vige anche il Sicilia. . . . .”, mi sembra che dev’essere meglio specificata.

 Intanto nessuna legge ordinaria (ultima manovra finanziaria) può imporre alla nostra Regione di modificare la composizione e le competenze dell’ARS, né il regime degli enti locali e delle circoscrizioni relative.

 Per dare l’idea di come lo Statuto Siciliano, Costituzione Italiana, che vige in Sicilia è stato violato, calpestato e offeso, riporto le dure parole pronunciate dal primo Presidente della Regione Siciliana, On. Giuseppe Alessi, durante una conferenza su mafia e potere politico tenutasi a Catania nel 1968:

“ Io ritengo responsabile primario del mondo mafioso lo Stato, quello stesso che in Italia, dai giorni dell’Unità ad oggi, ha dato la dimostrazione legislativa ed amministrativa dello spregio della legge.

Se mafia vuol dire extralegalità, rifiuto della legge, sostituzione del fatto imperioso e prepotente alla norma e al rapporto giuridico, se la mafia vuol dire tutto questo e contemporaneamente si considera la storia della nostra isola dal plebiscito ad oggi, ci accorgiamo che si tratta di una sequela di sopraffazioni in cui lo Stato è il primo ad affermare l’inutilità della legge, l’offesa alla legge “.

Le parole del Presidente Alessi sono sufficienti come prova contraria “. . . che la Costituzione . . .  vige anche in Sicilia . . . “?

Nell’articolo 21 dello Statuto è ben specificato che a rappresentare il Governo dello Stato è il Presidente della Regione, i Governi nazionali pur sapendo di violare la Costituzione, scavalcando le funzioni del Presidente della Regione, continuano a nominare i Prefetti.

Sempre per l’art.21 “ Col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri . . . “ il Presidente Francesco Coniglio, il 22 Febbraio 1965 dichiarò all’ARS: “ . . . che il Presidente della Regione, non solo è stato sporadicamente invitato in quelle circostanze, ma si è visto negato perfino il diritto di partecipare al Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno . . . Egli è stato tenuto quasi costantemente all’oscuro di decisioni che investivano gli interessi primari della Sicilia, come quando si trattò del varo del disegno di legge per l’istituzione dell’ENEL” che tradotto in altre parole significa: “ Ministro. . . ma della Repubblica delle Banane”.

Che dire della Corte Costituzionale che non disdegna di licenziare sentenze con la scritta         “ Regione Sicilia”(sic!) e che sta svuotando e smontando lo Statuto a colpi di sentenze, talune scandalose, come quella sulle accise del 25 marzo 2010? Corte Costituzionale che ha avocato a sé, nel 1957, le funzioni dell’Alta Corte, organo imparziale per dirimere le questioni tra Stato e Regione.

Il Presidente Alessi si dimise per protesta dichiarando che l’Alta Corte era stata “ sepolta viva”.

E la politica siciliana cosa fa? Rimane ferma senza far niente?

Nel 1986 l’ARS invece di emanare i decreti per l’attuazione dei liberi consorzi comunali, che avrebbero visto realizzata la cosiddetta “ Sicilia dei Comuni” di Don Luigi Sturzo, ha trasformato  i liberi consorzi comunali, con “ alta tecnologia politica”, in “ Province Regionali”, violando l’art. 15 dello Statuto con l’assordante silenzio del Presidente della Repubblica garante della Costituzione.

 Stendiamo un velo pietoso sul caso del Banco di Sicilia, ente istituzionale pubblico, trasformato dall’ARS in Società per Azioni!

La Sicilia non deve autogovernarsi, non deve avere un proprio sistema tributario, non deve avere un proprio ordinamento degli enti locali, insomma, non deve applicare il proprio Statuto.

A questa” sentenza” non scritta, con l’Associazione che rappresento, abbiamo già presentato “ricorso”.

Seguiremo, come associazione, questa proposta di abolizione delle “ Province Regionali”, vigileremo e staremo attenti su quanto accadrà e se fosse necessario metteremo in campo, in modo civile e democratico, ogni iniziativa ritenuta opportuna, specialmente ora che si parla apertamente di abolizione e di accorpamento di province sottodimensionate, coinvolgendo inopportunamente anche la Regione Siciliana.

Signor Presidente, lo Statuto Siciliano è Costituzione Italiana, è legge costituzionale vigente della Repubblica Italiana fino a prova contraria e da cittadino, da siciliano, ritengo giusto affermare che Lei è Presidente di un ente, la Provincia Regionale di Catania, palesemente incostituzionale in Sicilia.
Nulla di personale, Signor Presidente, ho voluto solamente esporre qualche riflessione su quanto da lei dichiarato. 
L’occasioe mi è gradita per salutare cordialmente. 
Il Presidente dell’Associazione
“ Il Vessillo del Vespro”
Dr. Claudio Santi Collura

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