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Crisi Ukraina. Da Israele la lezione: mai fidarsi occidente

Dan Schueftan

Scrive Dan Schueftan: Quando si discute della crisi ucraina e delle sue ripercussioni, bisogna citare anche una prospettiva tipicamente israeliana, nel quadro di contesto storico più ampio. Vale a dire, la scelta strategica che fece l’yishuv (comunità ebraica) pre-statale di costruire e mantenere una forza di difesa in grado di affrontare in modo indipendente anche le più pericolose minacce. Gli ucraini stanno apprendendo oggi ciò che i cechi impararono nel 1938 e ciò che gli ebrei hanno giurato di non dimenticare mai: non si può fare totale affidamento sulle democrazie occidentali di fronte alla minaccia di un regime autoritario disposto a ricorrere a mezzi militari per imporre la propria volontà. Un paese che non sia in grado di difendersi sarà lasciato a se stesso nel momento in cui ha più bisogno di aiuto.
Sin dagli anni ’30, l’yishuv si dotò di una forza difensiva soggetta alla leadership politica e la rafforzò con un movimento di resistenza quando la Gran Bretagna finì con adottare una politica anti-sionista. La vittoria della Guerra d’Indipendenza venne ottenuta solo grazie alla piena mobilitazione del potenziale umano e al massiccio contrabbando di armi che venne realizzato a dispetto dell’embargo statunitense. Subito dopo, nel mezzo della minaccia panaraba che prese forma in particolare sotto la guida del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, Israele venne abbandonato al suo destino per più di due decenni: prima dagli Stati Uniti, poi dalla Francia e infine da tutta l’Europa.

Israele è diventata una storia di successo non solo grazie alla sua libertà e capacità di innovazione, ma anche perché ha scelto di fondare la propria sicurezza nazionale sulla capacità di autodifesa. La sua sopravvivenza, il suo progresso e la sua prosperità sono stati resi possibili dal suo forte esercito e dalla determinazione a difendersi da sé, nonostante lungo la strada sia stato abbandonato da vari alleati. Se Israele riceve assistenza è

Ottobre 1973: carri armati russi
in forza all’esercito egiziano all’attacco di Israele

per la sua determinazione a sopravvivere anche senza di essa. Israele impedisce la guerra grazie alla deterrenza, poiché ha imparato che ciò che scatena l’aggressività dei regimi autoritari è l’esitazione delle democrazie a usare la forza anche quando sono esaurite le strade della diplomazia e delle pressioni economiche. L’Europa ha sempre accusato Israele di fare troppo affidamento sulle sue forze armate, esortandolo continuamente ad affidare la sua sicurezza nazionale alla nozione tutta europea di “comunità internazionale”. In questi giorni, l’Europa e l’amministrazione Biden stanno dando la più convincente dimostrazione del perché quei loro consigli non vanno ascoltati. Se Israele avesse affidato il proprio destino alla mobilitazione e determinazione delle democrazie occidentali, la sua sorte sarebbe già stata segnata.Negli anni ’50, Israele dovette affrontare una grave minaccia quando l’Urss iniziò a fornire all’Egitto, e poi ad altri paesi arabi, enormi quantità di armi. Ma Washington si rifiutò di rimediare alla drammatica rottura degli equilibri di forza fornendo a Israele le armi di cui aveva bisogno per difendersi. Quando Israele entrò in guerra nel 1956, la pressione degli Stati Uniti regalò a Nasser e ai sovietici una clamorosa vittoria politica che consolidò la posizione di Nasser nella regione per un altro decennio, per poi culminare nell’escalation dell’intero mondo arabo contro Israele del 1967. E Israele dovette combattere di nuovo. Ma proprio in quel momento la Francia, che fino ad allora aveva fornito armi a Israele, tradì Gerusalemme (bloccando le forniture) e dopo la Guerra dei Sei Giorni passò a sostenere i suoi nemici. Quando poi, nel 1973, i paesi arabi scatenarono di nuovo la guerra contro Israele, il resto d’Europa voltò le spalle a Gerusalemme rifiutandosi di consentire agli aerei americani di fare scalo e rifornimento sul territorio europeo mentre trasportavano verso Israele armi vitali per la sua stessa sopravvivenza. Ancora oggi, in un campo meno cruciale ma pericoloso e altrettanto vergognoso, l’Europa continua a sostenere gli sforzi dei nemici di Israele volti a delegittimare lo stato ebraico presso le agenzie internazionali, e finanzia generosamente le organizzazioni che mirano a minarne le fondamenta.
(Da: Israel HaYom, 22.2.22)

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