giovedì, Luglio 25, 2024
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Gerusalemme. Due popoli due stati. Perché è  impossibile

Partiamo dal presupposto che quanti pensano che la soluzione di due stati in pace sia possibile, omettono sempre il problema di fondo. Ovvero, che è la parte araba a non volerla perché semplicemente non può accettarla. L’ostacolo principale, al di là della questione Gerusalemme che ormai può considerarsi definitivamente archiviata, è la pretesa araba del diritto al ritorno. Sarebbe una bomba sociale e politica inaccettabile per Israele perché nel breve giro di pochi anni gli ebrei si troverebbero ad essere minoranza nell’intera area.
Inoltre, non esiste da parte araba la volontà di riconoscere formalmente a Israele il diritto di vivere in pace e  cancellare dallo statuto costitutivo dell’OLP/PA e dei vari gruppi che si richiamano alla causa palestinese l’articolo che vuole la cancellazione dello stato di ebraico e la creazione di uno stato arabo dal Giordano al mare.
Molti commentatori, giornalisti e quanti si avvicinano al problema ripetono che da 75 anni Israele occupa territori “palestinesi”. E’ la distorsione della verità storica e fattuale. La pretesa araba di uno stato palestinese “solamente” arabo parte da lontano.

La storia è lunga, chiara e scarsamente conosciuta dai più che per ignoranza o per calcolo politico, abbracciano senza se e senza ma la tesi araba dell’occupazione stravolgendo fatti e norme internazionali.
Israele non occupa territori palestinesi perché la Palestina come stato non esiste e non è mai esistita. La Giudea e la Samaria, indicate come Cisgiordania  in realtà sono terre conquistate alla Giordania dopo una guerra di aggressione, occupate illegalmente da Amman nel 1947. Correttamente quindi, si deve parlare di territori contesi con la Giordania e non già di territori occupati.
Quattro tappe dei NO sono fondamentali per capire l’inganno arabo.
1937, Commissione Peel, 1947 Piano di Spartizione ONU, 2000  piano di creazione di uno stato palestinese con capitale Gerusalemme Est , 2008 ancora nuova offerta di Gerusalemme a  Maommoud Abbas.
Nel 1937 la Commissione Peel provò a creare una sinergia tra arabi ed ebrei nei territori amministrati dalla Gran Bretagna. Fu il Gran Mufti di Gerusalemme, Mohammad al Husseini, alleato dei nazisti a rifiutare ed avvertire che semmai fosse stato creato uno stato ebraico gli arabi avrebbero  intrapreso una operazione  per scacciare ogni singolo ebreo dal territorio.
Nel 1947  Il Gran Mufti e i paesi arabi dell’area,  rifiutarono il piano di spartizione approvato dalle Nazioni Unite. Mohammad al Husseini disse che  il solo pensiero che ebrei potessero risiedere in quello che riteneva la propria terra lo inorridiva.
Dal Gran Mufti si passa ad Arafat quando nel 2000 rifiutò la creazione di uno stato palestinese con capitale Gerusalemme Est che comprendeva la Striscia di Gaza e parte della Cisgiordania.
La collezione di NO continua nel 2008 quando l’attuale presidente dell’AP, Mahmoud Abbas, rifiutò ancora una volta la creazione di uno stato palestinese sul  94%  della Cisgiordania e Gaza collegati con una bretella realizzata dallo stato ebraico.
Oggi come ieri quindi, il solo pensiero di due stati e due popoli in pace è solo utopia.
Il destino degli arabi è nelle loro mani e nelle loro menti. O cancellano l’odio verso Israele e accettano di vivere in pace e di cooperare con lo stato ebraico oppure saranno condannati a vivere per sempre nell’odio e nella povertà.
Purtroppo da  Hamas, Hezbollah, dalla Jihad Islamica, dall’Iran e dall’Autorità Palestinese, non arrivano segnali di pace.
Michele Santoro

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