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La tredicenne Behooshahr uccisa a Herat, profilo basso e ovviamente … tragico incidente

Quanto vale la vita di una tredicenne? E’ la domanda che ci siamo posti sentendo le varie notizie relative all’uccisione per mano italiana della tredicenne Behooshahr  a Herat.
Subito, ed era evidente perché si trattava di un caso che coinvolgeva il contingente italiano, si è parlato di tragica fatalità. Il ministro italiano per gli affari esteri ha espresso “profondo sgomento” e secondo quanto gli hanno riferito, tutto si è svolto secondo le regole. Questo lo mette a posto con la sua coscienza.
Il Ministro della Difesa La Russa sul caso è stato molto esemplificativo del clima di buonismo e di regolarità dei fatti: ‘’quando si opera in una zona così complessa, così pericolosa e così difficile com’è oggi l’Afghanistan le regole di ingaggio sono molto precise. Pare, a quanto mi hanno riferito, che tutto sia stato rispettato. Ciò non toglie che rimane un margine di drammatico errore come in questo caso che purtroppo costa la vita ad una ragazza. La solidarietà e vicinanza che abbiamo per la famiglia di questa bambina è completa, totale. Non solo mia ma anche di tutti i soldati che operano in Afghanistan”.
Anche La Russa sembra a posto con la sua coscienza. D’altra parte i militari italiani in Adfghanistan non sono mica in guerra, sono lì solo per aiutare la popolazione. Si tratta di una operazione umanitaria, e in una operazione umanitaria la morte di una tredicenne per mano italiana ci può, purtroppo, stare.
Inoltre, la famiglia della povera  Behooshahr può stare tranquilla: le regole sono state rispettate anche se la ragazza è morta, avranno la solidarietà e vicinanza totale del ministro e del contingente e qualcuno già parla di “equo risarcimento”.
Tanto, secondo quanto si è lasciato sfuggire qualcuno in televisione, in Afghanistan la morte a colpi d’arma da fuoco di una ragazzina di 13 anni è quasi come la morte in un incidente stradale.
Basso il profilo ovviamente su questo fatto che sembra la fotocopia di quanto accaduto in Iraq qualche anno fa, in piena guerra, dove l’agente italiano Calipari che era andato a “liberare” la giornalista Sgrena dopo il pagamento (sempre smentito ma da tutti ritenuto fatto) di un riscatto, fu ucciso da fuoco americano ad un posto di blocco.
Anche Calipari, secondo le informazioni e l’inchiesta americana viaggiava a forte velocità e stava telefonando “in anteprima al andando incontro ad un posto di blocco americano che “vistosi” in pericolo, ha aperto il fuoco seguendo le regole d’ingaggio dettate dagli Usa in “area di guerra”.
Calipari purtroppo è morto e si è aperto un caso internazionale tanto da indurre la magistratura italiana a chiedere addirittura una impossibile estradizione del soldato americano “colpevole” di aver aperto il fuoco. Mario Lozano, questo il nome del militare Usa, imputato e rinviato a giudizio incredibilmente e contro ogni norma internazionale per omicidio volontario e per “omicidio politico” perché offese l’Italia, fu messo sulla graticola della stampa italiana per mesi.  
In quella occasione nessuno ha detto, come ha fatto il generale Bertolini, comandante della missione Isaf : “facciamo di tutto per evitare che simili incidenti accadano, ma l’Afghanistan non è l’Italia, c’è una minoranza che vuole combatterci e in questo contesto queste cose purtroppo possono succedere”.
L’Iraq, in guerra probabilmente in quel periodo era come l’Italia secondo alcuni e si è parlato subito di assassinio volontario, politico e di offese all’Italia e che giustizia doveva essere fatta. Sappiamo tutti come è andata a finire. L’Italia ha fatto la sua brava figuraccia internazionale nella vana speranza di coprire i fattacci “italiani” delle trattative e del pagamento del riscatto, sul caso Sgrena e Calipari.   
Adesso per l’uccisione per mano italiana di una tredicenne che viaggiava dentro un auto civile,   si afferma da subito che si è trattato di un tragico incidente, che sono state “rispettate” le norme di ingaggio, che l’Italia si è già scusata con il governo amico di Kabul, e che verserà un equo risarcimento alla famiglia della piccola Behooshahr.
Ma quanto vale la vita di una tredicenne in Afghanistan?

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