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15 Maggio 1946 : lo Statuto di Autonomia – 15 Maggio 2009 processo d’appello a Cuffaro per favoreggiamento

La Sicilia è in mano ai demiurghi della politica, ma il suo popolo ha voglia di riscatto e di rappresentatività. Il 1946, proprio il 15 maggio, nasce la grande illusione siciliana con lo Statuto firmato da Re Umberto, il 15 maggio 2009, una normale giornata di vergogna.  

 

Il 15 maggio, infatti,  si aprirà il processo d’appello che vede tra gli imputati l’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. La sentenza di primo grado condannò l’esponente dell’UDC a cinque anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Il procedimento sarà celebrato davanti alla Terza sezione della Corte d’appello di Palermo. Oltre a Cuffaro saranno giudicati altri 12 imputati, che hanno fatto ricorso. Come è noto, a seguito della condanna Cuffaro si dimise dalla carica di governatore della Sicilia. Riparte quindi una vicenda giudiziaria, che ha coinvolto particolari soggetti con incarichi pubblici e delicatissimi e che nella loro azione quotidiana hanno forse storpiato il senso genuino della legalità e dell’importanza della tutela del bene comune.
Tutto ciò non fa certamente scandalo, laddove oggi il senso che la politica si dà, risiede negli interessi di classe, per i quali l’esercizio del predominio (homo homini lupus) dell’uomo sull’uomo, della violenza dell’uomo sulla natura, dello sfruttamento smodato di ogni tipo di risorsa trova la sua motivazione nell’accumulazione sfrenata della ricchezza da parte del potere esclusivo dell’oligarchia dominante, che oggi sta perfezionando le risme del consenso intorno a sé stessa, attraverso la scienza economico-sociale, portata alle estreme conseguenze dal processo antropologico della “divinazione”.
In questo modo tutto ciò che accade è presentato come necessario e rispetto ad esso l’uomo comune può fare molto poco, se non rassegnarsi alla predestinazione dell’intervento del “grande ordinatore” sceso da qualche tempo sulla Terra, per svolgere la sua missione di armonizzare tutti, liberisti invasati e liberaldemocratici moderati, intorno alla teoria suprema del regno della necessità.
È dunque da questa “categoria ontologica”, che si sviluppa e mette radici nel mondo post-moderno il pensiero unico dell’Arconte di Arcore, bonificatore dei dissensi interni e mediatore con le opposte fazioni, fino a conseguire la normalizzazione di quella critica, del dissenso e delle differenze che, nel bene e nel male dell’Italia post bellica, hanno pur contribuito alla costruzione di una nazione forse poco libera (se si pensa al clericalismo militante della casta ed al carattere confessionale delle Istituzioni, nonché alle convenzioni politiche ed alle contingenze storiche, che non hanno consentito all’Italia multiregionale di autodeterminarsi), ma pluralista, schietta e laboriosa.
Oggi però stiamo assistendo alla recrudescenza di certi fenomeni antropologici gravi e certamente insostenibili, che stanno realizzando in modo estremo proprio il disegno normalizzante della casta: paventare l’insicurezza sociale, per consentire dunque all’Arconte di intervenire dettando regole e leggi con le quali ordinare il mondo. Cosicché la violenza sulle donne, lo stalking, l’eutanasia o il nuovo razzismo militante anche nel sud dell’Italia, diventano fenomeni prodotti non dalla stagnazione culturale, ma dal disordine sociale per il quale si impongono norme dure e necessarie al suo controllo e recupero ed al mantenimento dell’ordine pubblico. Tutto è, così, predestinato, le regole vengono scritte e diventano immutabili, se non per volere del grande demiurgo, rispetto al quale tutto e tutti debbono piegarsi.
E allora il meridione torna ad essere la sacca dei rifiuti di ogni genere, luogo di sfruttamento del suo popolo, la Sicilia in questo contesto diviene luogo ideale dove costruire il ponte per eccellenza, i rigassificatori, gli inceneritori e le centrali nucleari, dove l’amianto continua  falciare la vita di uomini e donne, dove i bambini nascono ancora malformati a causa delle esalazioni degli agglomerati industriali a Gela e nel comprensorio di Siracusa o dove, come a Lentini, una volta cadde uno strano aereo delle forze Nato di Sigonella, e crebbero esponenzialmente i decessi per gravi patologie.
Qualche tempo fa corse la voce allarmante (per i soliti pochi), che un magistrato della Procura di Siracusa avrebbe voluto rimettere il naso in queste faccende, solo che oltre l’allarme c’è stato un gran silenzio. Allora è meglio riprendere fiato con le telenovelle su Totò Cuffaro ed altri uomini di spessore, sui processi fiume e sulla devozione alla madonna ed ai santi che i nostri politici locali sembrano avere con eccessiva religiosità, aspettando nel frattempo che altre calamità della natura polverizzino le nostre case e gli edifici pubblici delle nostre città, fino a quando la decorrenza dei termini per le incriminazioni non giunga al suo compimento. Intanto, però, i siciliani continuano a pagare il servizio idrico, per il quale in alcuni casi non ci sono né acqua né depuratori, con tariffe da scandalo e da vergogna, a corrispondere un prezzo iniquo per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, senza garanzie per la propria salute e con la raccolta differenziata che spesso non parte, mentre impazza la voglia dei politici per i termovalorizzatori.
Ed ancora, le strade di collegamento extraurbane continuano ad essere inadeguate alle necessità di una corretta circolazione, i collegamenti ferroviari tra Catania, Palermo e Messina sono fermi sui binari unici, l’economia e l’occupazione gridano miseramente al disastro. In Sicilia vi sono circa quarantamila lavoratori precari da vent’anni, verso i quali c’è una scarsa attenzione reale da parte di tutti i soggetti negoziali. Però il problema è reale e deve essere risolto.
Ad un lettore ingenuo e sprovveduto questo scenario risulterà da brivido, ma in realtà ci vorrà poco, molto poco, per capire che non si sta parlando del mal d’Africa, ma di una Regione in cui ad ogni modo la cultura, il senso di appartenenza e di civiltà della sua gente elevano la dignità ed il decoro di questa porzione di mondo ai livelli di tanta nobiltà, che è stata fondatrice della democrazia in Italia. In definitiva, ciò che si vuole veramente è che i siciliani non debbano essere più sudditi dei politici correnti, ma attori consapevoli del riscatto generale contro ogni forma di violenza sull’uomo e sulla natura. 
Nello Russo

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