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Marsala. Per colpa di un distintivo, vigile urbano denuncia comandante

Riprendiamo la questione relativa al Comando di Polizia Municipale di Marsala dove le tensioni interne non sembrano mancare. Come si ricorderà, qualche tempo fa una lettera anonima, inviata un po’ a tutti compresa la Magistratura,  denunciava situazioni di vessazioni, favoritismi e atti amministrativi non proprio corretti che sarebbero stati messi in atto dal Comandante.

L’amministrazione comunale, più precisamente l’assessore Salvatore Adamo, aveva comunicato di aver disposto una inchiesta interna e di aver inviato alla Procura della Repubblica la lettera con le accuse.
Nel nostro articolo  pubblicato il 1° marzo scorso,  avevamo riportato la notizia che il Comandante della Polizia Municipale era stato denunciato da un suo sottoposto che si sarebbe ritenuto aggredito verbalmente dal Comandante che avrebbe usato nei suoi confronti anche frasi di una certa volgarità. Queste almeno le rimostranze del vigile urbano fatte alla Procura, e ribadite al Segretario Comunale in occasione di una audizione per discutere di una contestazione del comandante che gli aveva chiesto di restituire il tesserino di riconoscimento del corpo che, sempre secondo il Comandante, riporta l’indicazione di un grado non rivestito dal vigile in questione. 
La querelle avrebbe avuto inizio qualche tempo fa con il passaggio in mobilità del vigili da un settore dell’amministrazione al corpo del vigile in questione che, dopo un periodo di addestramento, inizia  regolarmente il suo servizio operativo.
Dopo qualche tempo dall’inizio del suo nuovo compito, il vigile acquisisce  il distintivo di anzianità (che non è assolutamente un grado e non comporta alcun beneficio economico) nel profilo di appartenenza e pertanto allo stesso viene rilasciato, a firma del comandante stesso, il tesserino di riconoscimento con l’indicazione del nuovo profilo raggiunto dopo 18 anni di servizio nell’amministrazione,  e cioè : ispettore capo di polizia municipale.
Incredibilmente però, non gli sarebbe concesso di indossare sull’uniforme il relativo distintivo. Qualcuno, non ufficialmente, fa filtrare la notizia che questo divieto scaturirebbe dal fatto che il comando si sarebbe sbagliato ad attribuire al vigili gli anni di anzianità acquisiti presso l’amministrazione. Secondo questa tesi, l’anzianità pregressa all’interno dell’amministrazione non avrebbe alcun valore al comando dei vigili urbani che conteggerebbe solo gli anni di servizio all’interno del corpo. Quasi che il corpo della polizia municipale di Marsala fosse sotto altra amministrazione. 
La questione è finita alla regione Siciliana che con una nota avrebbe risposto che la questione non è normata e che dipende esclusivamente da disposizioni all’interno dell’amministrazione e dagli accordi sindacali.
La risposta della Regione Siciliana apparrebbe quantomeno strano in quanto nel caso specifico non si tratta di transito ad altre amministrazioni e quindi il soggetto che all’interno della stessa amministrazione viene assegnato ad altra funzione, conserva per intero “stipendio”, anzianità e progressione di carriera.
Invece,  il 2 febbraio,  il vigile, secondo quanto ci riferisce l’interessato,  veniva avvicinato nella centralissima via Garibaldi da un commissario del corpo che gli intimava di consegnare il tesserino altrimenti lo avrebbe costretto a condurlo al comando.
Stanco di questa situazione, il vigile decide di indossare i distintivi di ispettore capo di polizia municipale anche in forza ad atti ufficiali (rilascio del relativo tesserino di ispettore) che gli riconoscono acquisita per anzianità la qualifica, salvo poi toglierli per evitare possibili problemi a quelli già che s già si evindeziavano.
Tra l’altro, oltre al tesserino, anche alcuni atti diretti alla Prefettura riporterebbero l’indicazione di ispettore capo di polizia municipale del vigile in questione e per indossare il distintivo che ripetiamo, indica solo l’anzianità di servizio e non è assimilabile ad un vero e proprio grado gerarchico.
Il Comandante a questo punto con una nota del 2 febbraio 2009, intima al vigile in questione la restituzione del tesserino che riporta, sempre secondo il Comandante, erroneamente i gradi di ispettore.  Ma ci chiediamo come si può sbagliare su una cosa così delicata.
Al rifiuto del vigile, il Comandante predisponeva un procedimento disciplinare a suo carico perché “ha indossato sulla divisa, senza averne titolo,e senza alcuna autorizzazione, i gradi corrispondenti alla qualifica di ispettore capo…” 
E qui, bisogna fermarsi un attimo. Il tesserino è stato rilasciato dal Comando del Corpo e a firmarlo è stato il Comandante.  Orbene, la richiesta di restituzione del tesserino che si asserisce erroneamente rilasciato al vigile, avviene il 2 febbraio 2009 ma in data 9 gennaio 2009 un accordo tra sindacati ed amministrazione, metteva ordine alla questione disponendo all’art 14 dell’estratto del verbale che “… l’anzianità (ndr.:  acquisita all’interno dell’amministrazione) conserva la sua efficacia ai fini di qualsiasi beneficio ed anche ai fini dei distintivi visivi nel caso di mobilità interna verso il comando di P.M”.
In pratica l’amministrazione toglieva ogni dubbio interpretativo e con propri adelibera del 30 gennaio, dispone che i dirigenti applichino la disposizione. 
Malgrado ciò e nella considerazione che gli atti ufficiali certificavano anche con il rilascio del relativo tesserino con l’indicazione della progressione di anzianità acquisita, cioè ispettore capo di Polizia Municipale, il Segretario Generale sentito il vigile, acquisisce le controdeduzione del Comandante che afferma  ” i distintivi di grado relativi all’anzianità maturata vengono riconosciuti fino ad oggi con l’inserimento nell’albo giornaliero di servizio, a mia firma, oltre che del nominativo anche della qualifica” , e irrora al vigile in questione, una sanzione.
E’ difficile per noi comprendere cosa voglia significare l’affermazione del Comandante perché farebbe intendere che se un giorno il comandante scrive il nome di un vigile senza l’indicazione del distintivo di anzianità questi  lo deve togliere dalla divisa, come se il distintivo stesso fosse un opzional giornaliero e non un fatto amministrativo acquisito per effetto di norme specifiche.
Per completezza di informazione riferiamo che abbiamo consultato il  Regolamento della Polizia Municipale depositato in Segreteria Generale del Comune, e, a meno di sviste da parte nostra,  in nessun articolo dello stesso vi è alcuna “specifica” citazione della procedura che deve essere seguita per “effettuare” le comunicazioni di avvenuta anzianità, nè che l’anzianità di servizio  sia da considerare solo quella acquisita nel corpo. 
NON COMMENT da parte del Comandante La Rosa al quale abbiamo chiesto una dichiarazione sul caso. Ha comunque preciso, sorpreso di apprendere dalla stampa che un  suo subalterno l’avrebbe denunciato all’Autorità Giudiziaria, che si difenderà se sarà chiamato a difendersi nelle apposite sedi .

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