mercoledì, Settembre 28, 2022
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Sgarbi minaccia di gettare la spugna e annuncia: “Potrei anche ritenere interrotta la mia esperienza di sindaco a Salemi “

Alla fine Vittorio Sgarbi ha realizzato di essere in Sicilia, terra bella, strana e maledetta.

Giunto in Sicilia alla corte di Pino Giammarinaro che lo ha voluto a Salemi, quasi a voler dimostrare la sua forza politica sul territorio, Sgarbi da subito non si è smentito e da quell’uomo immagine che è, ha messo in moto la sua macchina mediatica. Ha costruito intorno a se una giunta anomala e missionaria, fatta di assessori che non percepiscono alcun compenso e addirittura, secondo affermazioni del Sindaco di Salemi, Oliviero Toscani finanzia  molte attività senza ricevere alcun finanziamento dalla Regione (forse perché lo riceve dal comune ma questo Sgarbi non lo dice). 

Il Sindaco di Salemi afferma che la Regione trae beneficio dal lavoro che lui e la sua giunta svolgono a Salemi, ma non si riesce a comprendere di quale benefici parli e soprattutto quali benefici la sua azione missionaria ha portato a Salemi.

Sta di fatto che, improvvisamente sembra sentirsi quasi osteggiato e quindi ecco la trovata: potrei anche interrompere la mia esperienza di sindaco a Salemi. Più chiaramente, ha voluto dire che è pronto a dimettersi. E qui i molti,  che al momento della sua elezione hanno pensato che Sgarbi non sarebbe rimasto più di un anno a Salemi, cominciano a fregarsi le mani per aver indovinato.

Salemi non è un museo da gestire in modo privatistico, Salemi è una cittadina che ha bisogno di politici capaci di mettere in atto programma di risanamento ambientale ed economico basato su fatti concreti.

L’astrattismo di Sgarbi, le trovate, come definite dall’Assessore Toscani, servono poco e a più di qualcuno viene il dubbio che alla fine i risultati possano essere tangibili solo per gli attori e non per il teatro.

Per Salemi e per i salemitani, tanto scruscio e battiria pi nenti.

Sgarbi annuncia  che potrebbe ritenere interrotta la sua esperienza di sindaco a Salemi e rinunciare a spendere energie senza trovare da parte delle autorità regionali disponibilità, attenzione particolare e garanzie di scelte non fatte sulla carta ma valutate le circostanze.

Forse Pino Giammarinaro non gli lo ha detto quando lo ha chiamato a Salemi, ma in Sicilia lottare significa sacrificio, e spesso, chi lotta viene lasciato solo.

In Sicilia ci sono moltissimi che lottano in silenzio, senza clamori e senza trovate, e anche se le istituzioni fanno finta di non vederli, non demordono e continuano la loro lotta.

Forse Sgarbi pensava di venire in Sicilia e dettare le sue “regole” ed i suoi “tempi”. Ha sbagliato clamorosamente i suoi calcoli, e forse, non sarebbe male se ritornasse in quel di Ferrara.

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