mercoledì, Settembre 28, 2022
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Con Eluana, il Vaticano alla fine ritorna a tirare pubblicamente le fila della Repubblica

Quando l’arroganza dei potenti mette in seria crisi la democrazia: dal caso Englaro alla coercizione delle libertà democratiche, la chiesa di Roma è sempre onnipresente nei fatti italiani e fa dell”Italia una repubblica a responsabilità limitata.

Il dibattito scatenato dai media nazionali, dagli organi di stampa e radiotelevisivi sulla vicenda di Eluana Englaro ha veramente raggiunto livelli insostenibili di sopportazione, visto che ogni parola e ogni intervento elucubrati durante le apparizioni dei tanti presunti intellettuali e moralisti, docenti di etica, politici e filosofi di piazza, continuano ad occupare indisturbatamente quegli spazi di democrazia dell’informazione, che diversamente dovrebbero servire il cittadino e l’uditore, per condurlo senza mistificazioni ed infingimenti alla conoscenza del reale e di tutto quanto è possibile avere, realizzare ed ottenere. Questo può, quindi, volere significare che al corpo sociale di uno Stato democratico, aperto, “laico e civile” deve essere assicurato il diritto di godere degli strumenti della democrazia partecipativa e diretta, per intervenire nei processi, più o meno complessi, di formazione e sviluppo della coscienza e del sapere nelle loro forme dialettiche e, dunque, liberate dalla primordiale tentazione, che il potere politico-economico assume nel momento più elevato della sua costituzione e magnificazione, allorquando avverte il bisogno di realizzare il controllo delle masse e della natura, dei sistemi di produzione sociale e dei suoi rapporti economici più intrinsechi, per annullare ogni tipo di differenza, di diversità e di criticità esprimibile nei suoi riguardi. Per realizzare tutto questo, il sistema, mediante la sua struttura di potere, ha bisogno di estendere il suo dominio su ogni canale di comunicazione sociale e tendere alla coercizione degli strumenti di informazione, con lo scopo di modulare la mente e l’esistenza degli individui ed ingabbiarli nel più semplice ed articolato dei processi di controllo: quello del pensiero.

A questo punto diventa semplice discutere intorno a questioni tipicamente private, assegnando ad esse un aspetto di interesse sociale, che viola i sentimenti e i dolori dei soggetti, senza che tuttavia le persone, che leggono i giornali o che assistono ai dibattiti televisivi, ne colgano il senso ed il dramma veri e reali. Nello stesso tempo il sistema agisce indisturbato in parlamento e produce atti di dubbia utilità collettiva, mentre salvaguarda gli interessi delle lobby settoriali a discapito dell’uomo massa. Il caso di Eluana Englaro è la testimonianza di queste asserzioni, tanto e vero che i mercanti della politica nazionale ed i loro accreditati esperti sguazzano vergognosamente nel dolore dei suoi genitori e nella complessità di una scelta, sì grave, ma certamente sofferta e ponderata e nel contempo assaltano la democrazia, la feriscono e la svigoriscono in nome della difesa del sistema Italia.

Sistema, che rovinosamente declina verso il baratro sociale ed economico.

In relazione a questo caso specifico il governo e il suo alias ombra si ritrovano nel garantire al Vaticano ampia e diffusa visibilità, offuscata negli ultimi 20 anni a seguito della revisione dei patti lateranensi del 1929, operata sul Concordato da Bettino Craxi nel 1984, per mezzo della quale fu rimosso dal nostro ordinamento giuridico la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica, conducendo così lo Stato italiano dalla pratica confessionale a quella laica e più democratica del riconoscimento delle altre religioni e delle loro culture. Un altro caso emblematico, in tal senso, è stato posto dopo l’alzata di scudi, che la chiesa vaticana invocò in occasione dei tagli ai finanziamenti delle scuole cattoliche e che costrinse il governo e la minoranza parlamentare alla concessione repentina delle agevolazioni finanziarie ed economiche inserendole nella legge finanziaria 2009.

E’ di tutta evidenza il fatto che il cittadino comune viene, dunque, schiacciato sotto il peso degli interessi particolari e dei privilegi della casta, sostenuti dallo schieramento politico attuale in danno della moltitudine, della quale, attraverso il controllo politico esercitato dal “feudo” parlamentare, vengono scientificamente annientati il pensiero e la capacità reattiva di opporsi al vandalismo ed alla pirateria del sistema. I problemi reali ed il mantenimento della coesione globale del paese vengono quindi camuffati dai canali dell’informazione di Stato e ridotti a pure e semplici questioni familiari e personali, come se il salario ed il mercato del lavoro, la sanità e la scuola, la violenza sulle donne e sui bambini, la mafia e la corruzione, le guerre ed il disagio e tanto altro ancora non fossero direttamente qualificabili, piuttosto, nell’ambito delle questioni sociali, mentre invece vengono legate alla capacità o meno di ciascuno di intervenirvi personalmente in funzione della propria forza individuale.

Il metodo dietrologico appare, dunque, al sistema dei poteri forti essere il più congruo, per rifondare lo Stato confessionale, per dirigere il mondo della necessità con la teocrazia, per sostituire i bisogni collettivi con l’individualismo morigerato dei suoi rappresentanti politici più solerti e faccendieri, in maniera tale da giustificare qualunque attacco mosso da costoro alla libertà di pensiero e di espressione, al pluralismo delle professioni religiose ed alla sfera privata e della personalità degli uomini col concetto unitario della difesa della democrazia partitocratica nel nome della sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica (libera chiesa in libero stato!), seppur nell’intreccio stretto dei loro apparati. La stessa cosa avvenne ai tempi delle battaglie civili per il divorzio e per l’aborto, per quelle libertà cioè che erano considerate il frutto del libero arbitrio, al quale bisognava mettere un freno. Va detto che lo sviluppo ed il progresso della nostra società hanno subito un ritardo centenario, a causa della presenza del Vaticano nel territorio italiano, da dove sono sempre partite le stringhe del controllo immediato sui politici, gli imprenditori e gli intellettuali timorosi della scomunica. L’Italia sta attraversando un momento difficile e drammatico, e così, mentre una grande nazione come gli Stati Uniti, con l’avvento di Barack Obama, comincia a riconoscere taluni errori compiuti dal suo apparato in diverse regioni del mondo per la mania di esportare democrazia ad ogni costo, il nostro apparato invece si interroga su come estendere maggiormente il suo controllo sulla libertà di scelta dei cittadini e su come castrare il potere della democrazia di produrre uguaglianza, pluralismo ed integrazione, con la scusa della sicurezza nazionale, dei confini territoriali, dell’apparato industriale e del sistema economico (dei più forti). Infatti giacciono al Senato due disegni di legge che restringono, l’una la rappresentanza delle minoranze parlamentari, l’altra il diritto di sciopero, per colpire senz’altro le fasce più deboli ed indifese della martoriata società italiana.

(n.r.)

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