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Anche la RAI cancella la storia siciliana

Da tempo assistiamo con cadenza quasi quotidiana alla distruzione della  storia siciliana. Ci provano un po’ tutti e sembra quasi che dietro ci sia  proprio una regia occulta.   
 
 Il 14 febbraio 1479 Antonello da Messina dettava il suo testamento,  quello che ha lasciato alla sua famiglia ha un valore molto inferiore a  quello che ha lasciato a noi siciliani. Ci sono voluti 500 anni per
 recuperare le opere di Antonello, occultate e fatte sparire dalla chiesa  perchè era un convinto francescano. Anche la sua coetanea Eustochia  Calafato era Clarissa (l’ordine francescano al femminile) anzi fu  l’artefice della rifondazione dell’Ordine delle Clarisse a Messina, aveva  ritrovato la Regola di Santa Chiara” e l’aveva ripubblicata. Per questo è  stata fatta santa dopo 500 anni dalla morte (da un papa polacco).
 Pittura ad olio, prospettiva, teoria delle ombre, correzione dell’errore  dell’occhio umano, paesaggio, geografia, storia, architettura…tutto  questo è nei quadri di Antonello 50 anni prima dei mostri sacri del
 rinascimento “italiano”. Ma quale rinascimento fiorentino è tutta una  balla. Tutto rinasce nel 1282 quando la Sicilia ed il Popolo Siciliano si  scrollano di dosso la lancia delle guardie papali di mezza Europa. La
 vittoriosa Guerra del Vespro pose fine alle crociate, fatto clamoroso  nascosto in ogni libro di storia italiano e occidentale.
Nel 1282 la  Sicilia diventava il faro del mondo oppresso da mille anni di oscurantismo  della chiesa di Roma. Cento anni di recupero ed evoluzione ci hanno  regalato Antonello e molti altri. Il  testamento di Antonello è per noi il più alto messaggio di cultura , amore  e felicità per le generazioni future.    
 
 RAI 2 ha mandato in onda un documentario su Shakespeare siciliano  con un  tempismo sospetto nella stessa settimana in cui è uscito il progetto  editoriale di “La Repubblica” e “l’Espresso” in società con RAI TRADE E  BBC su 15 opere di Shakespeare vendute nelle edicole a 12 euro.
Una speculazione assurda per un CD che costa pochi euro.
Mentre nel video-documentario di 25 minuti non si nomina mai il siciliano Martino Iuvara che ha fatto queste ricerche su Sheakspeare siciliano per 50 anni (è morto due anni fa) pochi giorni dopo la messa in onda del video ecco la vendita nelle edicole dei CD. E l’autore del video, il buon Giacobbo, stava per saltare anche la data per colpa di quella ragazza che  proprio non voleva morire. Il video doveva andare in onda lunedì, poi  tutto è stato rinviato per la concentrazione mediatica sul caso che ha  fatto scuotere gli interessi elettorali dei politici. Ma non potendo  saltare la settimana è stato inserito nel giro di pochi giorni per non  saltare la data del 14 febbraio, giorno di San Valentino, quando nelle  edicole esce la prima opera su CD: OTELLO. Scelta fatta apposta per gli  innamorati e per i siciliani che in fatto di gelosia sono famosi. Il  documentario RAI contiene diverse modifiche della versione iuvariana:  insiste sul fatto che i Florio erano ebrei perseguitati mentre Iuvara  sostiene che fossero solo CALVINISTI perseguitati anche loro; non sottolinea che la famiglia   era originaria di Palermo mentre  Iuvara dice  che proprio la stampa di un opuscolo contro le indulgenze a pagamento  costrinse i Florio alla fuga per sottrarsi la vendetta della chiesa con un rogo non solo dei libri.      
Il video racconta che Shakespeare descrive l’Università di Padova in un opera (tarda)giustificando la sua straordinaria preparazione con la frequentazione di questa Università mentre Iuvara dice che Florio si
diplomò a Messina a soli 16 anni in Latino, Greco e Storia. Era un bambino geniale, leggeva di tutto e scrisse un’opera in siciliano-messinese pubblicata dal padre per incoraggiarlo a scrivere, l’opera si intitolava “Tantu trafficu pi nenti”. In altre parole mentre si nomina l’Università di Padova si nasconde l’Università di Messina (il ginnasio dei Gesuiti) fondata nel 1548 da Sant’Ignazio di Lojola.        
La cosa più grave è che il documentario finisce con la frase di Giacobbo: “non è importante dove sia nato Shakespeare a Messina o a Londra…” Ulteriore sviamento del significato culturale della presenza di Florio a
Messina. Certo non è importante dove si nasce, l’importante è dove avviene la formazione culturale ed in questo video della RAI che potete vedere su youtube all’indirizzo sotto indicato (diviso in tre brani) si parla solo di Padova, invece Florio nacque a Messina, studiò a Messina e si diplomò nell’Università di Messina a soli 16 anni, un giovane genio che in Sicilia ha trovato i maestri giusti per le sue imprese letterarie.
Ma probabilmente questo alla RAI non sanno che a Messina esiste una  università, o forse non conoscono la storia, però non si esimono dal parlare di storia.     
 
Antisicilianismo o ignoranza delle storia? Ogni lettore potrà farsi una propria opinione dopo aver letto l’articolo.

(r.b.)

 

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