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Statuto Siciliano. Lo Stato italiano è il primo ad affermare l’inutilità di una legge ed offenderla.

Lo Statuto Siciliano sabotato dalla Corte Costituzionale e lo Stato italiano. Avocando a se le prerogative costituzionali dell’Alta Corte (art. 24 dello Statuto)  che doveva garantire il suo completo e corretto funzionamento, La Corte Costituzionale ha  creato un grave vulnus alla Costituzione stessa che doveva garantire e un grave ridimensionamento all’autonomia speciale siciliana. Da qualche tempo ipolitici siciliani sembrano avere scoperto lo Statuto ed avvertito necessaria una sua “riforma” che, in realtà, si tradurrebbe inevitabilmente in un’inaccettabile operazione al ribasso delle nostre ampissime prerogative. 
G. Alessi, in una conferenza su Mafia e potere politico, tenuta a Catania  al Palazzo dell’E.S.E. nel 1968, ebbe a dire:  “Io ritengo responsabile primario del mondo mafioso lo Stato, quello stesso che in Italia, dai giorni dell’Unità ad oggi, ha dato la dimostrazione legislativa ed amministrativa dello spregio della legge. Se mafia vuol dire extralegalità, rifiuto della legge, sostituzione del fatto imperioso e prepotente alla norma e al rapporto giuridico, se la mafia vuol dire tutto questo, e contemporaneamente si considera la storia della nostra Isola dal plebiscito ad oggi, ci accorgiamo che si tratta di una sequela di sopraffazioni in cui lo Stato è il primo ad affermare l’inutilità della legge, l’offesa alla legge. Potrei documentare…” (da L’essenza della Questione Siciliana di N. Turco).  
Tale importantissimo organo, previsto dallo Statuto di Autonomia, ANCORA PRESENTE nello Statuto perché nessuna legge costituzionale lo ha cancellato,  fortemente voluto dai padri fondatori dell’autonomia, che regolava “paritariamente” i rapporti tra la Sicilia e lo Stato italiano e composto da tre membri nominati dalla nostra Regione e tre membri nominati dal Governo di Roma,  è stato affondato e sconvolto incostituionalmente fino al 1957 a seguito dell’incredibile decisione dell’allora Presidente della Repubblica italiana Giovanni Gronchi e dalla volontà usurpatrice della Corte Costituzionale che, sostituendosi al Parlamento nazionale, unico organo competente a decidere vita e morte degli organi costituzionali, con un paio di sentenze e con la scusa dell'”unità” della giurisdizione, dichiarò inutile l’Alta Corte, senza  tenere conto della specificità delle sue funzioni.   
La sentenza della vergogna n° 38 del 7 marzo 1957

 

« La competenza dell’Alta Corte per la Regione Siciliana è stata travolta dalla Costituzione; essa era competenza provvisoria ai sensi della VII disp. trans. della Cost., destinata a scomparire con l’entrata in funzione della Corte Costituzionale. »

La Corte ha modificato la Costituzione e per giustificare questo atto incostituzionale, nel silenzio generale della politica nazionale e siciliana, ha inventato il termine “travolta. Lo Statuto Siciliano come noto,  con legge costituzionale n. 2 del 1948 è stato inserito non come appendice ma come parte integrante alle NORME COSTITUZIONALI,  e per effetto di questo incredibile sentenza è venuto a mancare un importantissimo strumento di garanzia delle  prerogative di autonomia speciale della Sicilia che si è trovata e si trova, sotto la spada di Damocle di uno stato che in qualsiasi momento può invalidare qualsiasi legge emanata dal Parlamento Siciliano.   
Oggi si parla di autonomia fiscale e Lombardo, Presidente della Regione, parla addirittura di autonomia di “fiscalità vantaggio”  per giustificare l’insipienza della classe politica siciliana troppo sottomessa alle esigenze di Roma Capitale e sempre protesa alle poltrone nazionali.
La questione dell’Alta Corte, ma anche quelle delle province reintrodotte da un legge truffa regionale “convalidata” dalla Corte Costituzionale con motivazioni ridicole, deve essere posta seriamente nell’agenda delle giuste richieste di autonomia della Sicilia. 
E’ un obbligo giuridico e morale che ha il governo regionale a guida MPA, Lombardo non può eludere il problema che è l’essenza dell’autonomia speciale e del patto costituzionale del 1946.
 Lombardo non si può e non si deve nascondere, o è autonomista oppure dichiari la sua impotenza politica di garantire alla Sicilia dignità, autonomia e onore.

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