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Caso Peppino Impastato: Michele Santoro risponde al prefetto di Trapani Stefano Trotta

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Egregio prefetto Trotta, in tutta sincerità, ad essere stupito, sfavorevolmente,delle sue dichiarazioni riportate in una nota rilasciata dalla prefettura alla stampa, a proposito della richiesta del  Suo ufficio di una biografia di Peppino Impastato, sono io. 

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2 COMMENTS

  1. Egregio Direttore,
    sottoscrivo la sua lettera al prefetto di Trapani!
    del resto i prefetti, si sa, sono tutti d nomina governativa e quindi non è difficile intravedere spesso un comportamento fazioso, o indolente verso la gente comune o nei riguardi di uomini e donne, che, sebbene non allineate, hanno contribuito allo sviluppo culturale e politico del paese.
    Certo è più facile e comodo, come spesso accade, che i prefetti siano assenti o indifferenti, per un senso di rispetto del potere corrente e di vassallaggio alla casta dominante, piuttosto che svolgere il proprio ruolo in maniera imparziale nel tessuto sociale del proprio contesto lavorativo.
    Non è a caso che i problemi, che attualmente attanagliano intere comunità cittadine nelle varie province, come la disoccupazione, la tutela dell’ambiente e della salute, la tutela delle fasce deboli della società – anziani, donne, bambini – i piani energetici, il costo della vita, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, e quant’altro si potrebbe ancora enucleare all’infinito, vengono lasciate in balia del bracconaggio politico-industriale, dei partiti e della confindustria ovvero di altre organizzazioni datoriali, mentre i prefetti intervengono senza irritare la suscettibilità dei potenti e dei loro lacchè.
    In questi ultimi anni l’Italia sembra essere un paese dell’america latina, lasciata al malgoverno delle feroci dittature degli anni 60 e 70 e sembra quasi che i modelli guida si incarnino nei vari generali sudamericani filofranchisti.
    Intanto, mentre l’informazione di regime oscura o travisa notizie con i metodi della censura veltrusconiana, si leggono invece in diversi siti web indipendenti informazioni, che sfuggendo al controllo censorio, rappresentano in via reale e veritiera lo sfascio del Sistema Italia, così tanto decantato dalle forze politiche nel balletto delle priorità, mentre risulta essere un metodo di progresso senza sviluppo, volutamente per lasciare spazio alla oligarchia economico-finanziaria dei centri di potere. Questo ricade negativamente sulla nostra terra di Sicilia!
    Il caso di Peppino Impastato, presunto sconosciuto, del quale è stata richiesta la biografia e, chissà, magari col tempo un curriculum mortis, sembra essere il prodotto di quella stessa logica politico-imprenditoriale, che fa del malaffare lo strumento di gestione della sanità, che pone gli omissis sulle missioni dei parlamentari siciliani e sulle loro rendite vitalizie, sulle aree industriali inquinanti e sul lavoro senza tutele e sviluppo e altro ancora.
    Allora, a che servono ancora questi funzionari governativi, pubblici dipendenti ai quali il nanoministro Brunetta però non si rivolge nelle sue fatidiche esternazioni, se non intendono svolgere in pieno il proprio ruolo istituzionale, segnato anche dalla potestà di mediazione sui temi attuali dell’amministrazione del territorio o se lo travisano fino a giungere al paradosso del curriculum di Peppino Impastato?
    Quale significato può essere attribuito ai recidivi silenzi sui temi scottanti delle morti sul lavoro, della lotta alle assunzioni di manodopera in nero o dei disservizi nella pubblica amministrazione locale?
    Chissà! ma la discussione rimane aperta.
    Ennerre60

  2. Egregio Direttore,
    sottoscrivo la sua lettera al prefetto di Trapani!
    del resto i prefetti, si sa, sono tutti d nomina governativa e quindi non è difficile intravedere spesso un comportamento fazioso, o indolente verso la gente comune o nei riguardi di uomini e donne, che, sebbene non allineate, hanno contribuito allo sviluppo culturale e politico del paese.
    Certo è più facile e comodo, come spesso accade, che i prefetti siano assenti o indifferenti, per un senso di rispetto del potere corrente e di vassallaggio alla casta dominante, piuttosto che svolgere il proprio ruolo in maniera imparziale nel tessuto sociale del proprio contesto lavorativo.
    Non è a caso che i problemi, che attualmente attanagliano intere comunità cittadine nelle varie province, come la disoccupazione, la tutela dell’ambiente e della salute, la tutela delle fasce deboli della società – anziani, donne, bambini – i piani energetici, il costo della vita, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, e quant’altro si potrebbe ancora enucleare all’infinito, vengono lasciate in balia del bracconaggio politico-industriale, dei partiti e della confindustria ovvero di altre organizzazioni datoriali, mentre i prefetti intervengono senza irritare la suscettibilità dei potenti e dei loro lacchè.
    In questi ultimi anni l’Italia sembra essere un paese dell’america latina, lasciata al malgoverno delle feroci dittature degli anni 60 e 70 e sembra quasi che i modelli guida si incarnino nei vari generali sudamericani filofranchisti.
    Intanto, mentre l’informazione di regime oscura o travisa notizie con i metodi della censura veltrusconiana, si leggono invece in diversi siti web indipendenti informazioni, che sfuggendo al controllo censorio, rappresentano in via reale e veritiera lo sfascio del Sistema Italia, così tanto decantato dalle forze politiche nel balletto delle priorità, mentre risulta essere un metodo di progresso senza sviluppo, volutamente per lasciare spazio alla oligarchia economico-finanziaria dei centri di potere. Questo ricade negativamente sulla nostra terra di Sicilia!
    Il caso di Peppino Impastato, presunto sconosciuto, del quale è stata richiesta la biografia e, chissà, magari col tempo un curriculum mortis, sembra essere il prodotto di quella stessa logica politico-imprenditoriale, che fa del malaffare lo strumento di gestione della sanità, che pone gli omissis sulle missioni dei parlamentari siciliani e sulle loro rendite vitalizie, sulle aree industriali inquinanti e sul lavoro senza tutele e sviluppo e altro ancora.
    Allora, a che servono ancora questi funzionari governativi, pubblici dipendenti ai quali il nanoministro Brunetta però non si rivolge nelle sue fatidiche esternazioni, se non intendono svolgere in pieno il proprio ruolo istituzionale, segnato anche dalla potestà di mediazione sui temi attuali dell’amministrazione del territorio o se lo travisano fino a giungere al paradosso del curriculum di Peppino Impastato?
    Quale significato può essere attribuito ai recidivi silenzi sui temi scottanti delle morti sul lavoro, della lotta alle assunzioni di manodopera in nero o dei disservizi nella pubblica amministrazione locale?
    Chissà! ma la discussione rimane aperta.
    Ennerre60

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