venerdì, Ottobre 7, 2022
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Caso Peppino Impastato: Michele Santoro risponde al prefetto di Trapani Stefano Trotta

Egregio prefetto Trotta, in tutta sincerità, ad essere stupito, sfavorevolmente,delle sue dichiarazioni riportate in una nota rilasciata dalla prefettura alla stampa, a proposito della richiesta del  Suo ufficio di una biografia di Peppino Impastato, sono io. 

La richiesta della prefettura appare come un semplice esercizio di normale italiana burocrazia perché c’è una legge dello stato che prescrive addirittura che alle vittime di mafia possa essere riconosciuto un toponimo anche prima dei dieci anni dalla morte, normalmente previsti.

Ma oltre a ciò, appare assurdamente burocratica la richiesta di una biografia di una persona, vittima della mafia, la cui vita è conosciuta in ogni angolo del mondo occidentale.

Un uomo, Peppino Impastato, che è parte della storia siciliana e come tale, Storia Patria, a  cui si richiama il prefetto, non ha necessità di una biografia. Sarebbe come chiedere una biografia su Alcide De Gasperi, di Federico II di Svevia, di Giulio Cesare, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, etc.

Alla luce di ciò, la richiesta, che non mi esimo dal definire pretestuosa, di una biografia di Peppino impastato, non solo non è necessaria per esprimere il parere ma, ritengo, appare offensiva.

Spiace constatare che Lei,  prefetto,  anziché ammettere semplicemente  che forse si è trattato di un disguido del Suo ufficio, voglia comunque difendere l’indifendibile.

Penso che sarebbe un gesto di umiltà, e la cosa Le farebbe onore, se  Lei ammettesse i suoi errori, o quelli del personale della prefettura, e chiedesse scusa ai siciliani.

Michele Santoro      
Componente della Commissione di Toponomastica        
e Direttore del quotidiano Osservatorio Sicilia

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