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La Regione Siciliana e la politica del ""livari e mettiri catinazzi"

L’Ufficio di Presidenza della Regione Siciliana interviene a proposito del nostro articolo relativo alla nuova sede della Presidenza a Catania.
Gregorio Arena, coordinatore dell’Ufficio stampa precisa che la sede della Presidenza della Regione Siciliana a Catania è stata prevista dall’articolo 47 della legge regionale 16 aprile 2003 n.4.”  e che  “alcuni uffici di Palazzo Minoriti in via Etnea 73, ospitano uffici della  Presidenza della Regione e dell’ Assemblea Regionale Siciliana a titolo puramente gratuito.
L’avvento alla Presidenza del catanese Raffaele Lombardo – continua Arena – ha portato a una intensificazione dell’uso di quei locali, che sono diventati punto di riferimento di tanti amministratori, punto di incontro per vertenze sindacali, snodo di numerose  attività istituzionali che si svolgono nella Sicilia orientale.                  
Le esigenze logistiche e operative legate all’attività del Presidente, hanno ben presto “saturato” la capacità ricettiva degli uffici di via Etnea ed hanno indotto alla ricerca di una diversa, più razionale sistemazione.
Queste, in sintesi, le precisazioni della Presidenza. Ne prendiamo ma rimaniamo fortemente critici poiché la sede “naturale” della Regione Siciliana è Palazzo D’Orleans a Palermo  ed è in questa sede che il Presidente della Regione Siciliana deve incontrare amministratori e tenere riunioni. Quanto al riferimento normativo, questo conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, come la politica siciliana sia prodiga nell’approvare norme, regolamenti e leggi ad uso e consumo della casta.    
Come ho avuto modo di scrivere nel mio articolo, non ci risulta che il presidente della Repubblica abbia una sede decentrata per le sue attività istituzionali né di rappresentanza. Roma è capitale d’Italia e a Roma c’è la sede istituzionale e di rappresentanza della presidenza, Palermo capoluogo di regione e sede della Regione Siciliana, istituzionale e di rappresentanza.  
Dovrebbe essere un assioma ma la politica siciliana ha necessità di apparire e il vezzo di manifestare la propria potenza nel mostrarsi abitatori di “grandi” palazzi è dura a morire.         
Siamo in Sicilia, terra del Gattopardo, di Pirandello e Sciascia,  terra di contraddizioni,  bella e dannata che purtroppo paga l’insipienza della classe politica regionale sempre attenta ad apparire più che ad amministrare con saggezza ed utilizzare il denaro pubblico con parsimonia ed oculatezza.            
Non sono i maggiori compiti istituzionali che la Sicilia avrebbe rispetto alle altre regioni che hanno fatto lievitare l’organico regionale ad oltre 22 dipendenti, sono le decine e decine di “uffici distaccati” , inutili ed anacronistici, che pesano sulle spalle dei cittadini, così come gli enti inutili a cominciare dalle province “regionali”, vera beffa costituzionale, e gli sprechi e i privilegi di una casta che si è sostituita alla monarchia dando però risultati peggiori.
Né Lombardo né la classe politica siciliana sembrano aver compreso la gravità della crisi finanziaria e soprattutto la condizione di sottosviluppo economico, industriale  e sociale della Sicilia. Viviamo in un periodo storico che si può paragonare a quello pre-rivoluzione francese, eppure il presidente della Regione non trova di meglio che spendere soldi per ristrutturare un edificio a Catania per “rappresentanza” e varie, mentre alla politica degli annunci a sensazione non segue alcun significativo risultato politico.     
Lombardo e la sua giunta, complice l’ARS, sembrano  “Levari e mèttiri catinazzi” che tradotto dal siciliano vuol significare applicare la politica dell’affermare e del negare; in conclusione, essere (politicamente) inconcludente.      
Questa è la tragica realtà che la precisazione del collega non può nascondere.  
Lombardo si è convertito all’autonomismo di recente ma la sua storia politica è statalista e centralista e da subito ha dato dimostrazione di scarsa coerenza politica. Gli ricordiamo e ricordiamo a noi stessi, siciliani, le sue solenni parole pronunciate a Bari il 18 dicembre 2005 :”Se noi dicessimo che ci mettiamo da una parte o dall’altra saremmo iscritti nell’elenco degli ascari“.
L’elenco degli ascari con iscritto al numero 1 Raffaele Lombardo sembra a questo punto una realtà come appare una tragica realtà l’insipienza della classe politica siciliana a cominciare proprio dalla politica di Raffaele Lombardo.
Quanto ai tre funzionari e ai due giornalisti della Presidenza, dal 2004 in servizio a Catania, dubito fortemente che rimarranno nel numero che il collega Arena ci ha comunicato.
La casta siciliana rimane distante dal popolo e dà la netta sensazione che del popolo “non gliene può fregar de meno”.

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