venerdì, Ottobre 7, 2022
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La democrazia … secondo Silvio, e il bluff del federalismo

Un recente articolo del Finanzial Times ha messo a nudo alcuni complessi problemi italiani relativi alla sovranità regionale. In particolare, FT ci informa, cosa che non sembra facciano i media italiani, che il governo Berlusconi sta preparando una legge che toglierebbe alle regioni come la Basilicata il diritto di veto sui progetti per la costruzione di infrastrutture. L’obiettivo è quello di porre rimedio, secondo il principio della sovranità nazionale sottomessa alle decisioni romane,  alla possibilità di veto da parte delle autorità locali a progetti imposti dal governo nazionale. Una sorta di federalismo “sottomesso”.
“Non possiamo rimanere bloccati per anni, aspettando un’approvazione che potrebbe non arrivare,” dice Claudio Descalzi, presidente di Assomineraria, un’associazione di compagnie petrolifere e minerarie. L’industria vuole che la trafila per ottenere le autorizzazioni sia chiara e breve, continua Descalzi, che è anche Direttore Generale della Divisione Esplorazione e Produzione di Eni.
Ecco che le lobby chiedono un’unica cabina di regia nazionale che imponga ai cittadini di sottostare a devastamenti ambientali di proporcioni bibliche e danni permanenti alla salute dei cittadini a tutto vantaggio di pochi. I sud e la Sicilia asservito alle lobby finanziarie ed industriali del nord.
E con l’avvento di Berlusconi le cose sono cambiate in peggio. Si è messo in moto la macchina dello sfruttamento del suolo, specie siciliano e della Basilicata, e quello del cemento con il ponte fra le prime grandi opere faraoniche inutili che Berlusconi,  decisionista per vocazione, vuole a tutti costi … costi quel che costi.   Berlusconi capitano d’impresa non poteva e non può smentirsi.
Come non ricordare le sue affermazioni prima delle elezioni circa la rappresentativià parlamentare. Per governare me ne bastano solo trenta, disse, gli altri (ndr.: 970 parlamentari) devono essere solo operari ubbidienti (Libero – 1 marzo 2008) . Un concetto della democrazia ampio, vasto e illuminane, ma viene da chiedersi cosa servono allora tanti amici e parenti di amici al Senato e alla Camera se alla fine sono solo in trenta che decidono.
Intere regioni il cui sottosuolo è ricco di petrolio e gas come la Sicilia e la Basilicata, stravolte dalle trivelle e dalle raffinerie, nonostante l’oro nero e  le promesse di posti di lavoro e di investimenti miliardari, perdono ogni anno centinaia di migliaia di abitanti costretti all’emigrazione selvaggia.
L’inquinamento ambientale e i danni alla salute poi, sono di uso esclusivo degli abitanti delle zone interessate agli interventi industriali, il beneficio per le lobby del nord Italia.
Non c’è fiducia nel sistema di monitoraggio dell’inquinamento. Sicilia e Basilicata sono le galline dalle uova d’oro per le compagnie petrolifere e i governi, l’incremento dell’attività petrochimiche appare inevitabile anche per la sudditanza della classe politica locale a Roma capitale.
Intanto nuove minacce per la Sicilia e la Basilicata. Nell’isola il presidente della regione, Raffaele Lombardo, vorrebbe far partire il progetto dei quattro termovalorizzatori (leggasi inceneritori) e la Presigiacomo ci vuole regalare il rigassificatore nella Valle dei Templi, in Basilicata si pensa ad una discarica per scorie nucleari, necessaria a rilanciare l’industria nucleare italiana.
Federalismo significa “autogoverno” e rispetto delle competenze, l’intenzione di Roma di privare le regioni della possibilità di veto dimostra come il federalismo di Berlusconi sia soltanto un bluff di proporzioni gigantesche.
La democrazia … secondo Berlusconi.

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