lunedì, Ottobre 3, 2022
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Pasticcio Ilarda

Poco tempo fa avevo scritto un post dal titolo “Su Lombardo niente pregiudizi“, in cui esprimevo sincero gradimento per alcune sue scelte assessoriali: i magistrati Massimo Russo e Giovanni Ilarda potevano essere una risposta forte a sprechi e clientelismo consolidato. Ero stato tra i pochi a difendere i due magistrati quando erano stati attaccati dicendo che sporcarsi le mani è una cosa nobile, mettersi a disposizione della Sicilia con il loro curriculum era da premiare. Ma cosa mi combina Ilarda? Per chi si fosse messo solo ora all’ascolto, Giovanni Ilarda è assessore alla Presidenza della Regione Sicilia. Già da qualche tempo una cara amica che lavora in Regione mi aveva segnalato la promozione della figlia Giuliana agli uffici di gabinetto, per un reddito annuo di circa 75 mila euro. La ragazza però, è bene dirlo, era stata assunta già nel 2006, mentre Ilarda era ancora magistrato. Quando Repubblica esce con questo semi-scoop (conseguente ad una manifestazione della Cgil in cui si distribuivano volantini con l’indiscrezione) della penna del bravo Emanuele Lauria, Ilarda si giustifica nel modo peggiore: “E’ laureata al Dams di Palermo con 110 e lode, parla a correntemente due lingue, è un’esperta di informatica e ha messo a disposizione la sua professionalità per un periodo limitato in un settore coerente: quello dei Beni culturali, non in un altro assessorato”. Assessore, ma sa quante siciliane in quelle condizioni ci sono? Che parlano tre, quattro lingue e che si sono laureate con la lode e il bacio accademico? La figlia Giuliana, dopo il polverone, si è coerentemente dimessa. Quello che mi chiedo è: ma come si può commettere una simile ingenuità? Come si può far accettare una promozione di quelle dimensioni alla figlia a pochi mesi dall’insiediamento del padre chiamato “Stringi-cinghia”? A parer mio Ilarda ha commesso una pensantissima leggerezza che mi sa tanto gli costerà il posto: Lombardo vuole discutere del caso in Assemblea. Gli altri illustri gabinettari sono Piero Cammarata, figlio di Diego, sindaco di Palermo, un Misuraca, parlamentare di Forza Italia, e uno Scoma, assessore di Lombardo, un Davola, ex autista di Gianfranco Micciché, un Mineo, figlio di un deputato regionale, una Rosanna Schifani, sorella di Renato, presidente del Senato, una Viviana Buscaglia, cugina del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, un Giovanni Antinoro, non parente dell’assessore ma ex autista di Cuffaro, un Domenico Di Carlo, segretario del braccio destro di Cuffaro, Saverio Romano, un Vito Raso, amico di Cuffaro, un Gianni Borrelli, ex candidato Udc amico di Cuffaro e dell’ assessore Antinoro, un Ernesto Davola, ex autista del sottosegretario Gianfranco Micciché, e due trombati alle ultime regionali: gli Udc Decio Terrana e Francesco Regina. Sarà un trionfo della banalità, ma mai nessuno farà meglio di Tomasi di Lampedusa: “Tutto cambia….”
(di Benny Calasanzio Borsellino)  

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