lunedì, Ottobre 3, 2022
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PALERMO: 142° Anniversario della rivolta del "sette e mezzo"

Tra il silenzio generale istituzionale e dei mass media, questa mattina, un’assemblea spontanea di Iscritti e Simpatizzanti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ha ricordato che il 15 Settembre del 1866, a Palermo e nel circondario, iniziò la grande sommossa popolare che sarebbe stata denominata “RIVOLTA DEL SETTE E MEZZO” per la sua incredibile durata, protrattasi per oltre sette giorni. La “RIVOLTA”, com’è risaputo, dopo il successo iniziale, fu domata soltanto il giorno 22, ed in modo tragico, soffocata nel sangue dai massicci “bombardamenti” sulla Città, effettuati con i cannoni della Flotta Militare Italiana e con le artiglierie dell’armata di 40.000 soldati agli ordini del Commissario Regio, Generale Raffaele CADORNA.
Eppure quella fu l’unica volta che sinistra, destra, borbonici e repubblicani, si unirono contro lo stato italiano. Lo stesso Mazzini che aveva come all’interno della giunta rivoluzionaria Francesco Bonafede, mazziniano doc, scrisse: “un moto repubblicano, che conduce a far pericolare l’unità nazionale, sarebbe colpevole; un moto che restasse senza certezza che il resto d’Italia possa seguirlo, sarebbe un errore; un moto che restasse isolato, cadrebbe poco dopo nell’autonomismo, nello smembramento, nelle concessioni a governi e reggitori stranieri… (Mazzini a Bagnasco in “Il precursore” Palermo 31 luglio 1865).  Il Governo italiano fu costretto a proclamare lo STATO D’ASSEDIO e ad adottare, nei confronti dei Siciliani, procedure repressive di sapore colonialista. La rivolta è esplosa a Palermo, cuore del complotto sabaudo e città che favorì lo sbarco e agevolò l’iniziativa garibaldina. L’insurrezione fu un fatto estremamente grave, sintomo di una situazione malsana, e non solo in Sicilia. Fu ordinata, su proposta di Mordini, la prima inchiesta parlamentare della storia d’Italia. Si accertò che la situazione era critica e che l’unità nazionale, da poco raggiunta era in pericolo. Malgrado ciò non si tentarono miglioramenti, si soffocò, si andò avanti e si costruì uno stato sul fango. Ancora oggi “non” ne raccogliamo i frutti …. Nel terzo millennio, la situazione conflittuale tra stato Italia e regione/stato Sicilia non è sopita. E’ rimasta in piedi la Questione Siciliana. Ora come allora rimangono sperequazioni, soprusi, spirito coloniale italiano, insipienza della classe politica siciliana troppo sottomessa alle segreterie nazionali dei partiti ed agli interessi di Roma capitale e troppo legata al principio del feudo come interesse di parte.
Nell’occasione della rivolta furono effettuate rappresaglie, persecuzioni, violenze, torture ed esecuzioni sommarie, spesso senza alcun processo. In gran parte, documentate e sopravvissute alla censura.
Si contarono, alla fine, migliaia e migliaia di vittime. Quella rivoluzione “nazionale” siciliana non è ricordata neppure nella toponomastica cittadina. Ed è stata “rimossa” dalla Cultura Ufficiale. Così come è stata rimossa l’altro eccidio italiano, questa volta repubblicano, perpetrato contro i palermitani nel 1944. I soldati della repubblica in quella occasione uccisero 44 cittadini inermi, l’esercito e la marina savoiarda qualche migliaio.
Partendo da queste considerazioni, l’FNS conferma che farà della Rivoluzione del “Sette e Mezzo” la “TESTIMONIANZA” simbolo di quel fenomeno orrendo che è la cancellazione della memoria storica del Popolo Siciliano. Fenomeno che si è verificato dal 1860 ed è tuttora in corso.
L’FNS ha, infatti, intenzione di portare all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, oltre che notizie ed aggiornamenti sulla persistenza della Questione Siciliana, anche la rivendicazione del DIRITTO alla VERITA’ e alla MEMORIA STORICA del Popolo Siciliano.

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