sabato, Aprile 1, 2023
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Italia hub energetico ? Se ne parlò 40 anni fa …

In questi giorni di visite, un po’affrettate in verità, del presidente del Consiglio on. Meloni prima ad  Algeri e poi in Libia si è riparlato, dopo 42 anni, di Hub energeticoitaliano da creare in cooperazione con alcuni Paesi africani produttori di gas naturale (Algeria, Libia e altri) per rifornire, diversificando le fonti, oltre che il mercato italiano anche di quelli di alcuni Paesi europei. Specie in campo energetico una cosa è il dire, l’annunciare, ben altra cosa é il fare. A partire dalla realtà attuale che evidenzia una seria riduzione della fornitura ricontrattata (in aumento) dal governo Draghi con l’Algeria e dalla estrema precarietà della situazione interna, politica e  militare, in cui si dibatte la Libia del dopo Gheddafi. Il futuro della Libia è tutto da progettare e realizzare. E l’Italia, che in passato seppe costruire (a partire dagli anni ’70, con Aldo Moro ministro degli esteri) un sistema di relazioni assai proficuo di pace e di cooperazione economica e d’altro tipo, nella contingenza attuale, caratterizzata da nuovi, importanti attori internazionale (Turchia, Russia, Egitto, ecc), che spazio, che ruolo potrà avere?
Non sappiamo quanta preparazione, studi, ipotesi operative, finanziamenti siano stati preventivati, accantonati per realizzare un obiettivo così ambizioso, annunciato a ripetizione. Staremo a vedere.
In ogni caso, sarebbe opportuno che Parlamento e opinione pubblica venissero adeguatamente informati e magare potessero esprimere la loro opinione in merito, nelle forme possibili.
Se ho scritto “dopo 42 anni” è perché solo nel 1981 si parlò, in sede politica e parlamentare, di un ruolo dell’Italia, a partire dal metanodotto italo-algerino, per un piano di forniture multinazionali provenienti da diversi Paesi africani produttori e/o titolari di grandi risorse metanifere. In primo luogo, allora, si  si pensava a una cooperazione triangolare Italia, Algeria, Nigeria.
In tal senso, quello che oggi si chiama Hub lo proponemmo noi parlamentari del Pci, sulla base di diverse iniziative e contatti politi e diplomatici che trovarono espressione in una interpellanza, del 20 febbraio 1981, di cui fu primo firmatario l’on. Fernando di Giulio, presidente del Gruppo Pci alla Camera dei Deputati, seguito da un gruppo di deputati comunisti, fra cui il sottoscritto che già mi ero occupato, con successo e per conto del Pci, unitamente ad altri parlamentari Dc e Psi, della realizzazione del gasdotto Algeria, Tunisia, Italia.
Dal testo (allegato) dell’interpellanza si possono rilevare (ai punti  D e 3), le nostre richieste e proposte al governo dell’epoca per avviare i necessari contatti al fine di giungere ad una intesa con i sopracitati Paesi africani per incrementare l’importazione gasiera e candidare l’Italia a centro di raccolta e di distribuzione verso i paesi europei. Insomma l’hub di cui oggi si parla.
L’iniziativa non ebbe seguito per la pavidità del governo che subì le pressioni di alcuni Paesi amici quali gli Usa (per motivi geostrategici) e la Francia che era fortemente interessata a sviluppare una propria politica di approvvigionamento, per rifornire il mercato nazionale e, addirittura, alcune aree del nord ovest italiano. A proposito degli annunci di oggi, come siamo messi con questi Paesi amici?
Con questa nota non si vuole rivendicare alcunché, solo ricordare al governo e anche alle forze di opposizione (specie a quelle che si considerano eredi del Pci) che esiste un patrimonio di buone relazioni fra Italia, Algeria e Libia, sia in campo energetico che in altri, costruite, passo dopo passo, con l’azione (anche bilaterale) del Pci che- come si può rilevare da documenti politici e parlamentari- diede un notevole contributo alla politica di buon vicinato con i Paesi del Maghreb arabo e più in generale alla politica mediterranea dell’Italia.
Oggi il contesto geopolitico ed economico è mutato (in peggio). Soprattutto la Libia e diversi altri Paesi africani sono in preda a crisi interne assai gravi e complesse. Tuttavia c’è ancora spazio per sviluppare grandi progetti di cooperazione reciprocamente vantaggiosa, nei quali si deve accordare una  reciprocità di vantaggio a favore dei partner africani. Anche per favorire lo sviluppo socio-economico di questi Paesi e così ridimensionare i processi migratori irregolari che continuano a puntare sull’Italia, come punto di approdo verso l’Europa. L’immigrazione, infatti, non si contiene soltanto con misure restrittive, ma principalmente con politiche, nazionali e soprattutto europee, mirate allo sviluppo economico e dei servizi dei Paesi d’origine. Per far valere, sul serio, il diritto a non emigrare!

Oggi si parla di “piano Mattei”. Ma che cosa è in concreto?

In conclusione. Il problema che oggi si pone non solo quello di richiamare il governo ad un’azione meglio coordinata e armonizzata (in primis con l’Europa e naturalmente con i Paesi africani interessati), ma anche l’attenzione delle opposizioni che dovrebbero agire per correggere le incongruenze governative e proporre- se ne hanno- più valide ipotesi alternative. Peccato che la “sinistra “attuale non rivendica (forse la sconosce!) questa importante eredità proveniente dal Pci il quale, oltre a intrattenere ottimi rapporti con Algeria e Libia e in generale con il mondo arabo, fu protagonista dall’opposizione, insieme alle principali forze di governo (buona parte della Dc e una certa parte del Psi) della elaborazione e attuazione di una politica mediterranea dell’Italia che diede frutti notevoli sul piano delle relazioni economiche e commerciali e della stabilità e della pace in tutto il Mediterraneo centro-occidentale.

Agostino Spadaro

 

 

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